
a Daniela Garosi
LA FORMA
La forma non ha imperfezioni
non è partecipazione né parte:
si compie. La forma che guardi
si compie, si contrappone
alla disgregazione: già scontata
prima della fine.
Terzo Modo, Annalisa Cima
La forma non ha imperfezioni
non è partecipazione né parte:
si compie. La forma che guardi
si compie, si contrappone
alla disgregazione: già scontata
prima della fine.
Terzo Modo, Annalisa Cima
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Sta per finire l'enormità che scrivo
Ci saranno rischi di lentezza
Vapori a prima vista
***
L’altra sera invincibile castello di grigio
sognavo a spasso tra le dita
l’occhio abbandonato alle altitudini
quale occasione per l’inverno delle muffe
Sarà passata allora la voglia
che ricordo improvvisa si staglia
la tua assenza rigonfia
nasce del tutto silenziosa
e ora ci guarda sole da ben altri climi
sognavo a spasso tra le dita
l’occhio abbandonato alle altitudini
quale occasione per l’inverno delle muffe
Sarà passata allora la voglia
che ricordo improvvisa si staglia
la tua assenza rigonfia
nasce del tutto silenziosa
e ora ci guarda sole da ben altri climi
***
Due non è un nulla
di corpo un cuore
il viso imprecisato
Non è lo schiocco salutare
per me lo schivo
brivido universo
che brucia fino a te
Fino a scorgerti minuzia
rovescio nell’adolescenza inoperosa
e fui donna
che mai visse non arguta complice un sussurro
di corpo un cuore
il viso imprecisato
Non è lo schiocco salutare
per me lo schivo
brivido universo
che brucia fino a te
Fino a scorgerti minuzia
rovescio nell’adolescenza inoperosa
e fui donna
che mai visse non arguta complice un sussurro
***
Se l’intrigo ti spaventa
straniero è il gran finale
d’abitudine superba
come il gelo fosse
pietà viva un gioco per l’altrui
precipizio destinale
stagione di sorrisi sfiguranti
E nel rumore se ti stringe estremo
l’affetto solo si allontana
breve risplende e refrattario piace
carico mortale il graffio di dolore
Si tira via ferite
una malinconia pur dritta
gli amanti le magie
impenetrabili ombre del piacere
dove l’opera aggiunge
le voci al vino
un tepore antico vibra
straniero è il gran finale
d’abitudine superba
come il gelo fosse
pietà viva un gioco per l’altrui
precipizio destinale
stagione di sorrisi sfiguranti
E nel rumore se ti stringe estremo
l’affetto solo si allontana
breve risplende e refrattario piace
carico mortale il graffio di dolore
Si tira via ferite
una malinconia pur dritta
gli amanti le magie
impenetrabili ombre del piacere
dove l’opera aggiunge
le voci al vino
un tepore antico vibra
***
Lascerò al conforto
una tattile ossessione
alla rincorsa degli amati
corti colpi sul respiro
cerimonie
dell’istinto fuori tempo
eccezione che travolge
da principio per disgrazia
o fortuna di parole
una tattile ossessione
alla rincorsa degli amati
corti colpi sul respiro
cerimonie
dell’istinto fuori tempo
eccezione che travolge
da principio per disgrazia
o fortuna di parole
***
Far nuda qui
una storia del digiuno
appetibile sbuffo incolore
che lentamente investe
l’incanto a noi
due si nega
Farà felice può
un regno di fracasso
raccontare il sesso
nobile dell’arte
lo spettro
eros del giorno
di me si accende
Tuttavia
è un curiosare più in là
del tuo corpo verticale
una storia del digiuno
appetibile sbuffo incolore
che lentamente investe
l’incanto a noi
due si nega
Farà felice può
un regno di fracasso
raccontare il sesso
nobile dell’arte
lo spettro
eros del giorno
di me si accende
Tuttavia
è un curiosare più in là
del tuo corpo verticale
***
Compromessa più tardi andrà l’innominabile
altra vera vita radice nella pelle
E’ carta sulla carta scomparsa della forma
l’infranta sfida gira in piano porta
il mito a scuotersi dall’avambraccio
Largo fulmine eresia
domicilio a un nome
spinge dal pendio parole
in questa prima parte
di cavallo oppure
altra vera vita radice nella pelle
E’ carta sulla carta scomparsa della forma
l’infranta sfida gira in piano porta
il mito a scuotersi dall’avambraccio
Largo fulmine eresia
domicilio a un nome
spinge dal pendio parole
in questa prima parte
di cavallo oppure
vortice gigante
***
Fra i tuoi drappeggi quando la vita corre
e corri sulle terre dei vivi anche per me
di solito per me che non posso più volermi amata
come storia non finita
e corri sulle terre dei vivi anche per me
di solito per me che non posso più volermi amata
come storia non finita
***
Lo sfarzo appare ammaestrato del buio
pernotta nel capolavoro il tempo che ritrovo
strazia in ogni fredda porzione degli specchi
l’armonia rivela ho cucita sulle spalle
Penetra in ricostruzioni del giorno puzzolente
incredibile il trasporto nel trucco più vicino
l’invenzione sopra tutto della luce è
quando non posso più che assaporarti venere
***
pernotta nel capolavoro il tempo che ritrovo
strazia in ogni fredda porzione degli specchi
l’armonia rivela ho cucita sulle spalle
Penetra in ricostruzioni del giorno puzzolente
incredibile il trasporto nel trucco più vicino
l’invenzione sopra tutto della luce è
quando non posso più che assaporarti venere
***
Tutto il tempo a farti
compagnia qualcuno
striscia su nuove certezze
al guinzaglio odora
la tua carne rarefatta
luccica e ridi
nella densa intimità
compagnia qualcuno
striscia su nuove certezze
al guinzaglio odora
la tua carne rarefatta
luccica e ridi
nella densa intimità
***
Vedevo brillare
in un sonno la polvere
sulle sue mute mani addosso
fredde guide alla fretta che dentro
avanza come sguardo e la parola
trema ancora sul mio petto
eccome al passo che barcolla
Poi la fine
imprevedibile memoria sulle labbra
struggimento forse offerto da bugie
dapprima quelle a volte sapienziali
Si muovono al risveglio in desideri
decide una carezza d’afflizione
tale infiamma gli occhi della notte
che basta a sé
sulle sue mute mani addosso
fredde guide alla fretta che dentro
avanza come sguardo e la parola
trema ancora sul mio petto
eccome al passo che barcolla
Poi la fine
imprevedibile memoria sulle labbra
struggimento forse offerto da bugie
dapprima quelle a volte sapienziali
Si muovono al risveglio in desideri
decide una carezza d’afflizione
tale infiamma gli occhi della notte
che basta a sé
***
Amorosa che piano catturi
in volto e maestra accattivi
la scena
in volto e maestra accattivi
la scena
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DELL’ASSENZA
… formato tessera
Lo sguardo rigidamente abbassato, gli occhi bui, semichiusi in almeno due delle pose. La giovane donna non aveva resistito all’urto con la sua immagine riflessa nello specchio incrudelito o chissà.
Le ho lasciate nell’aiuola striminzita per l’incuria, lì davanti all’uscita del supermercato. Anche se la tentazione era fortissima, non potevo prenderle, mi sembrava di fare ulteriore violenza…
Quattro foto, formato tessera, neanche troppo spiegazzate, né sporche. Ma perché proprio lì, in un contenitore così visibile, alla vista di tutti. Quattro espressioni, con lo scatto immagine una per una, erano state composte dalla macchina l’una di seguito all’altra. La giovane donna le aveva ricomposte a suo modo, esponendole al pubblico ludibrio…
Non riconoscendosi nella sua propria immagine, resta senza un nome, un corpo, un movimento: la donna delle foto è assente a se stessa.
Io lo leggo come un destino che, al pari di tantissimi altri, avrebbe potuto presentarsi eppure non è stato.
E questo non è un antefatto. Ma è il mondo così fatto.
Di assenze e d’immobilità, di ricordi improvvisi che non scuotono la memoria.
Del passato, compagno di un’avventura umana solitaria in cui non vi è futuro neanche per l’amore e mai vi sarà, perché non esiste alternarsi di stagioni e il tempo interiore non corrisponde al tempo esterno, del mondo estraneo.
Le figure, indelebilmente creaturali di donne stanno lì, in apparenza spente, come avessero inseguito un ideale femminile irraggiungibile, incatenate al mondo che si tengono dentro.
Daniela Garosi con le sue opere ha rinnovato il titanismo delle mie ossessioni, che mi stanno a volte sopra a sorseggiarmi, in altre in me straripano. Oppure le cavo da un proscenio, davanti a un pubblico sorridente ma corroso.
Ma grazie ai suggerimenti delle sue immagini, nel solco del lungo sodalizio fra pittura e poesia, ho voluto raccontare non il grigio di questo presente, la fretta che è divorata da se stessa, il vestito cucito addosso come un destino, gli specchi che fanno il rumore… non i motivi ma i soggetti in cui - nonostante la volontà e l’intenzione degli autori - il personaggio o la cosa corrono per altre vie, a ricomporre ciò che all’assenza piacerebbe consacrare in eterno.
A.D.
… formato tessera
Lo sguardo rigidamente abbassato, gli occhi bui, semichiusi in almeno due delle pose. La giovane donna non aveva resistito all’urto con la sua immagine riflessa nello specchio incrudelito o chissà.
Le ho lasciate nell’aiuola striminzita per l’incuria, lì davanti all’uscita del supermercato. Anche se la tentazione era fortissima, non potevo prenderle, mi sembrava di fare ulteriore violenza…
Quattro foto, formato tessera, neanche troppo spiegazzate, né sporche. Ma perché proprio lì, in un contenitore così visibile, alla vista di tutti. Quattro espressioni, con lo scatto immagine una per una, erano state composte dalla macchina l’una di seguito all’altra. La giovane donna le aveva ricomposte a suo modo, esponendole al pubblico ludibrio…
Non riconoscendosi nella sua propria immagine, resta senza un nome, un corpo, un movimento: la donna delle foto è assente a se stessa.
Io lo leggo come un destino che, al pari di tantissimi altri, avrebbe potuto presentarsi eppure non è stato.
E questo non è un antefatto. Ma è il mondo così fatto.
Di assenze e d’immobilità, di ricordi improvvisi che non scuotono la memoria.
Del passato, compagno di un’avventura umana solitaria in cui non vi è futuro neanche per l’amore e mai vi sarà, perché non esiste alternarsi di stagioni e il tempo interiore non corrisponde al tempo esterno, del mondo estraneo.
Le figure, indelebilmente creaturali di donne stanno lì, in apparenza spente, come avessero inseguito un ideale femminile irraggiungibile, incatenate al mondo che si tengono dentro.
Daniela Garosi con le sue opere ha rinnovato il titanismo delle mie ossessioni, che mi stanno a volte sopra a sorseggiarmi, in altre in me straripano. Oppure le cavo da un proscenio, davanti a un pubblico sorridente ma corroso.
Ma grazie ai suggerimenti delle sue immagini, nel solco del lungo sodalizio fra pittura e poesia, ho voluto raccontare non il grigio di questo presente, la fretta che è divorata da se stessa, il vestito cucito addosso come un destino, gli specchi che fanno il rumore… non i motivi ma i soggetti in cui - nonostante la volontà e l’intenzione degli autori - il personaggio o la cosa corrono per altre vie, a ricomporre ciò che all’assenza piacerebbe consacrare in eterno.
A.D.
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Plaquette pubblicata con il Patrocinio del Comune di Calcinaia-Pisa, per l'occasione della Mostra DANIELA GAROSI, IMMAGINI DELLA PITTURA, 11-19 Marzo 2006, Calcinaia-Pisa, Torre Upezzinghi, nell'ambito della Rassegna "Vico Vitri Arte" V° Edizione
--- In copertina: opera di Daniela Garosi
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