
/Nascita
(PRESENTAZIONE)
Più simile e lontana
devota via d’un esercizio confidente
è spicco immaginario
monologo in special modo riflesso
da un esempio di scrittura come residenza
Il mortale che sfonda un estremo
spazio fragoroso
delle esibizioni impure previste nella mente
appare ostile
(Come ritornano in circolo cede
improvvisa la motivazione)
Resta l’ora natia dove per atto inascoltato
infine si conclude nel suo stare
(A meno di un passo amico
o demone che così bene ottiene casa)
la pietà luminosa non mai sazia
dei silenzi dopo
/Fingere
(MATURITA’)
La fama (ci viene raccontato)
deve avere l’estate colma di incertezze
e la mano pratica di storie dentro l’acqua
- l’elemento rimanda alla mia curiosità
inutile
Gonfia di pazienza e di ritardi - e soprattutto
di richieste - così densa una luce
che rilevo millenaria ha voce
della rappresentazione come eredità
da non citare
E’ sua la prima parte dell’impronta a un crollo
violento dei mesi, e di un giorno inizia
un percorso sostenuto bevendo amore
o semplici voglie ma vicini - e per sfida quella gioia
non ci direbbe giovani (o ritratti)
/Un luogo tra di noi
(FINE)
Vedrò crescere gli ulivi sotto una cupola di cielo
goccioloni, incerti non sapranno mai su quali braccia
deporranno il sudore della terra, esempio di lucidi affetti
non poco corrosivi
Ma sporgono dai corpi delle donne silenziose i mantelli
duri e grandi, non portano in superficie il gioco
che timido sfinisce, e nuoce d’abitudini vincenti
un esaltante studio dei maestri
/La riva non ha fondo
(INIZIO)
La riva non ha fondo, l’argine
è impressionante
Il bambino mortale non accenna a scuotere la testa
torna muto
Spingendo contro l’acqua una fortuna
dissonante
Sparisce nel discorso di un saggio pretesto
patetico
Tesse il meglio della volontaria messa in scena
tocca
Poi agli animi che consumano il tempo
degradare
Con dolcezza e allegria non ha peso
l’obbligo al presagio
__________________________________________________________________
Antonin Artaud
IL PALAZZO INCANTATO
a Génica Atanasiou
Nella verde vallata dove regnano gli angeli
Un tempo un bel palazzo, un palazzo raggiante
Si alzava
Il Re Pensiero teneva le sue misteriose riunioni
In questo palazzo.
E mai la terra agli angeli aveva offerto
Per dispiegarne il volo
Un palazzo più meraviglioso.
Coronato di fuoco, era,
Era tutto illuminato.
Si era di là del tempo,
E ogni volta che il vento muoveva le sue piante
Facendo giravolte tra le pietre scintillanti
Un profumo saliva a sfidare il tempo.
Se foste passati, viaggiatori attardati,
O passanti smarriti sulle strade della fiaba
Attraverso quei vetri ineffabili
Avreste visto anime dimenarsi al suono di un liuto
In ordine perfetto,
Intorno al trono dove stava
Nella sua posa fantomatica
Il Maestro, il Porfirogeneta, il Re
Maestosamente, nel palazzo fantastico.
Ma un giorno spiriti neri in volo
Passarono come un’onda di tenebre
Sul palazzo. La tempesta funebre ahimè
Non si è lasciata dietro che un lungo grido
Di disperazione, e il saccheggio della gloria
Del grande Re la cui memoria
Non è più ormai che il sogno di un sogno
Se passaste, nel palazzo abbandonato,
Attraverso le finestre morenti
Vedreste ombre immense
Muoversi senza senso
Al concerto atroce di musiche stridenti
Mentre una folla impazzita batte contro le porte
E irrompe per l’eternità e si dimena,
E ride,- perché sorridere non può.
Traduzione dal francese di Antonio De Rose
(dal testo a fronte in originale che compare in Antonin Artaud,
ARTAUD LE MOMO, CI-GIT E ALTRE POESIE
Einaudi 2003)
IL PALAZZO INCANTATO
a Génica Atanasiou
Nella verde vallata dove regnano gli angeli
Un tempo un bel palazzo, un palazzo raggiante
Si alzava
Il Re Pensiero teneva le sue misteriose riunioni
In questo palazzo.
E mai la terra agli angeli aveva offerto
Per dispiegarne il volo
Un palazzo più meraviglioso.
Coronato di fuoco, era,
Era tutto illuminato.
Si era di là del tempo,
E ogni volta che il vento muoveva le sue piante
Facendo giravolte tra le pietre scintillanti
Un profumo saliva a sfidare il tempo.
Se foste passati, viaggiatori attardati,
O passanti smarriti sulle strade della fiaba
Attraverso quei vetri ineffabili
Avreste visto anime dimenarsi al suono di un liuto
In ordine perfetto,
Intorno al trono dove stava
Nella sua posa fantomatica
Il Maestro, il Porfirogeneta, il Re
Maestosamente, nel palazzo fantastico.
Ma un giorno spiriti neri in volo
Passarono come un’onda di tenebre
Sul palazzo. La tempesta funebre ahimè
Non si è lasciata dietro che un lungo grido
Di disperazione, e il saccheggio della gloria
Del grande Re la cui memoria
Non è più ormai che il sogno di un sogno
Se passaste, nel palazzo abbandonato,
Attraverso le finestre morenti
Vedreste ombre immense
Muoversi senza senso
Al concerto atroce di musiche stridenti
Mentre una folla impazzita batte contro le porte
E irrompe per l’eternità e si dimena,
E ride,- perché sorridere non può.
Traduzione dal francese di Antonio De Rose
(dal testo a fronte in originale che compare in Antonin Artaud,
ARTAUD LE MOMO, CI-GIT E ALTRE POESIE
Einaudi 2003)
_________________________________________________________________________________
Il Morto accanto al Re
PROSSIMITA’ DELL’AUTORE
- Nel mio Libro ogni cosa è scritta e prevista. Anche il mio Essere, che è Sublime, scivolerà man mano nel sonno muto.
- Parla per te, anche da qui io tutto ancora ho da vedere e le mie parole dico. Quelle che tu non potrai mai scrivere, giammai dettare.
Il Morto si rifiuta di accettare l’ineluttabilità della sorte entropica, che lo vorrebbe sottomesso a quella – in comune - del Re (“…ogni cosa…Anche il mio Essere…”.). Artaud, dal suo “teatro crudele”, esemplifica ne Le palais hanté la condizione del Re, una volta per tutte.
Forma e materia si possono sottoporre a torsioni infinite ma non si governano totalmente. Nemmeno il disordine finalistico dei processi naturali vi può riuscire. La materia non si arrende alla piaga della dispersione e del caos, e cerca le forme per opporsi.
- Sentiamo già le obiezioni dei Realisti… “Non ci si ribella alla volontà di Sua Maestà!”.
Illusi e demagoghi.”
Il Morto comprende il bisogno di convivere con l’assurdo del destino entropico, (“Non ha peso l’obbligo al presagio”). Il Morto stesso è l’Assurdo! Allora vale la pena enfatizzare la vulnerabilità della forma e della materia, per fare dell’opera eterno punto di partenza, memori dell’innominabile “disordine ordinato”.
Bisogna impregnare la materia di sentimenti. (Louise Bourgeois)
Dunque se la materia, in base alla legge dell’entropia va a degradare, anche i sentimenti che vi vengono riversati, subiranno identica sorte, e di rimbalzo ciò varrebbe per tutto il resto: anche per l’arte e le emozioni; finanche per le parole?
Anche le parole sono sottoposte alla perdita dell’energia vitale.
Io non so capire, niente capo né coda trovo, non c’è un filo conduttore, comprensibile, plausibile…per tutto questo dire. Così non posso intitolare questo discorso. Oppure non voglio.
A. D.
Novembre 2008
PROSSIMITA’ DELL’AUTORE
- Nel mio Libro ogni cosa è scritta e prevista. Anche il mio Essere, che è Sublime, scivolerà man mano nel sonno muto.
- Parla per te, anche da qui io tutto ancora ho da vedere e le mie parole dico. Quelle che tu non potrai mai scrivere, giammai dettare.
Il Morto si rifiuta di accettare l’ineluttabilità della sorte entropica, che lo vorrebbe sottomesso a quella – in comune - del Re (“…ogni cosa…Anche il mio Essere…”.). Artaud, dal suo “teatro crudele”, esemplifica ne Le palais hanté la condizione del Re, una volta per tutte.
Forma e materia si possono sottoporre a torsioni infinite ma non si governano totalmente. Nemmeno il disordine finalistico dei processi naturali vi può riuscire. La materia non si arrende alla piaga della dispersione e del caos, e cerca le forme per opporsi.
- Sentiamo già le obiezioni dei Realisti… “Non ci si ribella alla volontà di Sua Maestà!”.
Illusi e demagoghi.”
Il Morto comprende il bisogno di convivere con l’assurdo del destino entropico, (“Non ha peso l’obbligo al presagio”). Il Morto stesso è l’Assurdo! Allora vale la pena enfatizzare la vulnerabilità della forma e della materia, per fare dell’opera eterno punto di partenza, memori dell’innominabile “disordine ordinato”.
Bisogna impregnare la materia di sentimenti. (Louise Bourgeois)
Dunque se la materia, in base alla legge dell’entropia va a degradare, anche i sentimenti che vi vengono riversati, subiranno identica sorte, e di rimbalzo ciò varrebbe per tutto il resto: anche per l’arte e le emozioni; finanche per le parole?
Anche le parole sono sottoposte alla perdita dell’energia vitale.
Io non so capire, niente capo né coda trovo, non c’è un filo conduttore, comprensibile, plausibile…per tutto questo dire. Così non posso intitolare questo discorso. Oppure non voglio.
A. D.
Novembre 2008
____________________________________________________________________________________
Il Morto accanto al Re
mini-silloge
per ENTPOTH ENTROPIA trasformazione
Mostra Collettiva di Arte Contemporanea
17 - 23 Novembre 2008
FIRENZE
Sala Vetri e Salone, Piazzetta della Neve (ex-Murate)

